• The Plant Mag è una raccolta di contenuti, mode e tendenze sul mondo vegetale.

    Dall’alimentazione plant based alla moda, dal design sostenibile alla bio architettura, una pluralità di argomenti, tutti all’insegna della valorizzazione del mondo delle piante, della natura e dell’ecologia.

    Qui scoprirete la potenza del mondo vegetale alla guida di mode e tendenze del design green e sostenibile a tuttotondo e lungo tutto il ciclo di vita dei sistemi e dei prodotti.

    Plant-based food, bio architettura, bio mimetica, biofilia, design rigenerativo. Tutto all’insegna del rispetto dell’ambiente e rigorosamente crueltyfree.

  • PROGETTI CIRCOLARI DAL MONDO

    PROGETTI CIRCOLARI DAL MONDO

    Le mille sfumature del mais dal Messico

    Totomoxtle è un progetto del designer messicano Ferdinando Laposse che impone una riflessione collettiva sull’importanza della biodiversità del cibo e del sapere delle culture indigene. 

    Si tratta di un bio-materiale realizzato con le bucce che rivestono le pannocchie di mais di varietà autoctone, che sono state selezionate insieme alle comunità contadine della provincia di Puebla. 

    Totomoxtle è un rivestimento rigido che trasforma pareti, lampade, vasi e altri oggetti in veri e propri capolavori dalle mille sfumature. Questo progetto circolare crea valore per le comunità indigene sostenendo la biodiversità e gli ecosistemi. È stato premiato ai “Future Food Design Awards” del “DutchInstitute of Food& Design” e recentemente esposto alla mostra Life Cycles: The Materials of Contemporary Design al Moma di NY.

    Photo courtesy fernandolaposse.com

  • IL VASO A NIDO D’APE DALLA SLOVACCHIA

    Il vaso a nido d’ape della Slovacchia

    Il designer belga Libertíny in The Honeycomb Vase ha lasciato che la natura facesse il suo corso: ha costruito un frame a forma di vaso e ha aspettato che un gruppo di api si mettesse al lavoro usandolo come impalcatura per costruire la loro arnia. Una scultura che è anche una piccola architettura rigenerativa facilmente replicabile. Ci sono volute una settimana e circa quarantamila api per completare questo particolare vaso fatto di tanti piccoli esagoni perfetti. Un processo, che il designer ha definito come “prototipazione lenta” e circolare perché parte dai fiori che nutrono le api e permettono loro di produrre il vaso, e torna in un vaso che serve a contenere i fiori.

    Photo courtesy tomaslibertiny.com 

  • IL piumino imbottito di fiori

    Il piumino imbottito di fiori

    Il brand statiunitense Pangaia ha lanciato sul mercato un piumino imbottito di fiori selvatici seminati in aree create appositamente per sostenere la ripresa della biodiversità e per preservare farfalle e insetti impollinatori. Ci sono voluti dieci anni di ricerca e sviluppo per trovare una valida alternativa al piumino d’oca. La fodera esterna è in poliestere realizzato in un bipolimero anch’esso biodegradabile come l’imbottitura, così questo piumino vegetale oltre ad essere cruelty-free è anche biodegradabile.

    Photo courtesy pangaia.com 

  • LE LAMPADE DI STERCO DI MUCCA DALL’INDONESIA

    Le lampade a sterco di mucca dall’Indonesia

    Dal 2012 Adhi Nugraha vive nell’area delle fattorie di Lembang, un altopiano occidentale di Giava in Indonesia. Il territorio era in crisi per la difficile gestione dei grandi quantitativi di sterco di mucca che ormai avevano inquinato terra e fiumi. Adhi, docente presso il Product Design Study Program e capo del Centro di ricerca per i prodotti sostenibili, ha trasformato questo scarto in risorsa sviluppando un nuovo materiale presso il Bandung Institute of Technology. Ispirandosi ai Sasak di Lombok che tradizionalmente usano l’argilla da sterco come finitura per i pavimenti perché ha proprietà termoisolanti e insetto repellenti, Adhi ha fatto un ulteriore passo avanti. Ha utilizzato questo biomateriale per creare prodotti belli e funzionali per l’uso quotidiano riuscendo a bonificare il territorio contestualmente. 

    Photo courtesy of Studio Periphery

  • BIOFILIA: AMORE PER LA VITA

    Biofilia: amore per la vita 

    Non solo per lavoro ma come scelta di vita, io sto con l’ambiente: scelgo le piante. Mangio vegetariano e uso tantissimi prodotti ricavati dai vegetali, in ogni azione della mia vita: dalla beauty care, all’abbigliamento, all’arredo e cura della casa. Inoltre ideo progetti ispirandomi a forme, colori e texture del mondo vegetale. Insomma senza le piante e i prodotti ricavati dalla loro trasformazione non potrei fare praticamente nulla.

    Parlando di trasformazioni, rifletto sempre più spesso sul fatto che, una delle parole che abbiamo riscoperto negli ultimi mesi è certamente CASA, la nostra tana, il nostro bacello. La casa ai tempi del COVID si è trasformata nel nostro rifugio ma contestualmente è diventata anche uno spazio flessibile che fa da ufficio, scuola, asilo, giardino… Durante il lockdown gli spazi delle case si sono trasformati in ambienti mutifunzionali, e direi, che in moltissimi casi, e lo sono rimasti. Questo ci ha permesso diporre un’attenzione maggiore agli oggetti domestici, ai piccoli dettagli che ci circondano, rilevando pregi e criticità dei nostri spazi abitativi. La casa si è trasformata in scenografia flessibile, sfondo di videochat con gli amici e di riunioni di lavoro, talk, eventi virtuali. Ogni tipo di attività creativa: concerti, balletti, sessioni di workout, yoga, corsi di cucina ci consente di entrare nella dimensione privata e domestica delle case di chiunque, con un senso di partecipazione e condivisione collettiva straordinario, come non era mai accaduto prima.

    Io penso che in questi ultimi mesi la vera necessità sia diventata poter usufruire di uno spazio esterno privato, perfino i balconi, che sono più che altro degli affacci verso l’esterno, si sono trasformati in soglie da vivere, in ponti sociali. Balconi e giardini sono diventati spazi utili per qualsiasi attività che ci consenta di vivere dei momenti all’esterno: pranzare o cenare, fare yoga e ginnastica. Abbiamo portato le piazze delle città nelle nostre case.

    Tutto questo perchè si è resa più forte che mai la necessità di creare un dialogo più stretto con la natura, che ci è stata di colpo sottratta, resa più distante, abbiamo l’esigenza di un dialogo che ormai avevamo quasi perso.  Le nostre abitazioni sono diventate molto più verdi a causa di una incessante ricerca dell’armonia tra interno ed esterno. In questi mesi moltissime persone si sono messe per la prima volta a fare l’orto, a curare una cintura verde che si è trasformata in salvagente.

    La cura del verde è diventata una terapia, ma anche il modo per scandire i tempi attraverso la crescita di semi piantati che si trasformano: la geminazione, la crescita e poi i fiori e i frutti, evoluzione e vita, la natura continua a vivere alla sua velocità, in un mondo a cui è stato imposto di rallentare.

    Abbiamo finalmente riscoperto la BIOFILIA, un’ipotesi scientifica proposta nel 1984 da Edward O. Wilson, biologo statunitense che dice che “l’innata tendenza a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente”

    Lo studioso credeva che se l’uomo potesse liberamente scegliere il luogo in cui vivere e/o lavorare, prediligerebbe uno spazio sopraelevato, immerso nel verde e vicino a una fonte d’acqua. Così, per la loro fusione con elementi naturali, lo SKY GARDEN DI LONDRA o il BOSCO VERTICALE DI MILANO sembrano gli ovvi esempi di achitetture da osservare per progettare una dimensione futura sempre più ecologica.

    Una ricerca continua del benessere e del relax attraverso l’integrazione negli spazi abitativi della vegetazione, l’uso della luce naturale, e un’areazione dinamica.  Un equilibrio armonioso tra ambiente naturale e spazi costruiti dall’uomo.

    I progettisti biofilici scelgono forme organiche, materiali sostenibili, illuminazione circadiana, verde verticale come naturale purificatore d’aria . Il design biofilico aiuta a creare un ambiente dove vivere e lavorare in modo sano e produttivo. Insomma, restare connessi con il mondo vegetale è una delle più grandi risorse che abbiamo per un futuro felice e sostenibile. L’amore per la natura è amore per la vita.

  • L’EFFETTO LOTO E LA BIOMIMETICA

    L’effetto loto e la biomimetica

    “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”: lo sosteneva Albert Einstein e per millenni artigiani ed inventori di ogni tipo si sono liberamente ispirati a questo tipo di approccio, proponendo forme e soluzioni perfette proprio perché in grado di fornire implicitamente risposte reali e concrete a tutte le problematiche poste. Questo approccio viene anche chiamato biomimetica.

    Il loto in molti Paesi orientali è considerato simbolo di purezza, e nonostante i suoi fiori abbiano come habitat fiumi e laghi fangosi non li vedrete mai sporchi.

    I botanici hanno studiato questo meccanismo e hanno in effetti appurato che ìqueste piante possiedono un meccanismo naturale di autopulitura, infatti sulle loro foglie l’acqua non viene trattenuta, scivolando via trasformandosi microgoccioline. Avete notato che sono sempre asciutte?

    È il cosidetto effetto Loto. Questo è possibile perché le foglie di questa pianta sono rivestite da cristalli di una cera idrofobica di dimensioni nanometrice. L’area di contatto reale tra la goccia d’acqua e la superficie d’appoggio è solo del 3% di quella apparente, quindi il peso della goccia e la carenza di attrito la fanno scivolare via.

    Ispirati dalle proprietà idrorepellenti della foglia di loto, un gruppo di scienziati in Cina ha scoperto un modo per conferire una finitura anti-appannamento, anti-corrosiva  e autopulente al vetro e ad altri materiali trasparenti.

    Usando nanoparticelle di silicio che ricordano lamponi, gli scienziati del Chinese Academy of Sciences sono stati in grado di creare una superficie in vetro chiara, liscia e idrorepellente con buone proprietà di trasmissione anti-appannamento.

    In futuro potrà essere usata per parabrezza di auto, finestre, celle solari, LED, schermi di televisori e telefoni, che perdono spesso la propria efficienza fino al 40% per l’accumulo di polvere o sporcizia anche dopo poco tempo dal primo utilizzo.

    Lotusan produce pitture e intonaci a tecnologia Lotus-Effect®, in grado pulirsi autonomamente: lo sporco scivola via con la pioggia e la facciata resta pulita ed asciutta a lungo.

    Lot’o’dry è un sistema integrato di finitura dei tessuti che tiene in considerazione tutti gli elementi che vanno a contribuire alla performance di idrorepellenza, partendo dalle materie prime, andando alla struttura tessile ed infine ai processi di finissaggio e controllo.

    L’architetto e artista Luc Schuiten, osservando il Loto ha pensato ad un modello di città utopica, con il quale costruire, ispirata alla foglia del loto, che potrebbe sostituire i nostri tetti, grazie alla sua particolare forma che già in natura è in grado di incanalare l’acqua, creando una concavità all’interno dell’edificio e un sistema di tubi e vasche di raccolta per le acque piovane. Il progetto è stato esposto ad Artesella nel 2012

    Insomma, il loto è davvero un’ispirazione portentosa!

  • ARTE SELLA: LA MONTAGNA VISTA CON GLI OCCHI DEI DESIGNER

    Arte Sella: La montagna vista con gli occhi del designer

    Arte Sella nel 1986, un gruppo di creativi di Borgo Valsugana immagina di coniugare arte contemporanea e natura. Così sotto la guida di Emanuele Montibeller, attuale direttore artistico, Arte Sella diventa una raccolta di spunti e riflessioni pazzesche. Un insieme di opere e installazioni a cielo aperto, dove design, architettura e arte, intrecciano un dialogo fatto di contaminazione, tra creatività e mondo naturale.

    Qui non esistono scale, alcune opere potrebbero essere plastici di città futuristiche fatte di rami, foglie, bastoni e tronchi, altre moduli giganti di dettagli di prodotti di design.

    Qui c’è la montagna moderna ma anche le premesse per le città del futuro, che dovranno necessariamente tornare a stringere un rapporto più profondo con la natura.

    Arte Sella è processo creativo in cui l’opera di ogni artista prende forma giorno per giorno sul luogo, cogliendo dalla natura stessa materiali e ispirazioni.

    Nel 1996 il progetto Arte Sella si sviluppa lungo un sentiero forestale sul versante meridionale del monte Armentera: si definisce così il percorso ArteNatura, un sentiero forestale di grande fascino che si snoda nel bosco. Dal 1998 si aggiunge al percorso l’Area di Malga Costa, struttura un tempo dedicata all’alpeggio degli animali, che col tempo è diventata luogo espositivo e spazio dedicato ad incontri, eventi e concerti. Nel 2001 viene realizzata La Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri, un’ imponente architettura naturale che si completa giorno dopo giorno grazie al paziente intervento della natura. Si aggiungono poi collaborazioni con i maestri dell’Art in Nature quali, per citarne alcuni, Nils-Udo, Arne Quinze, John Grade, Michelangelo Pistoletto, Henrique Oliveira ed Edoardo Tresoldi. Dal 2016 Arte Sella ha reso nuovamente fruibile il parco di Villa Strobele con un nuovo progetto legato all’architettura: il giardino ospita infatti installazioni realizzate da architetti di fama internazionale, quali Atsushi Kitagawara, Kengo Kuma e Michele De Lucchi.

    Un progetto che è stato in grado di rilanciare l’intera area, infatti la Valsugana è la prima ed unica destinazione certificata per il turismo sostenibile a livello mondiale secondo i criteri GSTC (Global Sustainable Tourism Council). Un modello che mette la comunità al centro, un esempio positivo di eccellenza italiana che conferma e ribadisce la forte attenzione che il territorio della Valsugana pone nei confronti della sostenibilità e degli aspetti collegati ai cambiamenti climatici.